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Legambiente su centro commerciale Camerata Picena
2017-11-24 12:28:48

“Preoccupazione per le conseguenze sul territorio e sulla comunità”

A seguito della richiesta da parte della ditta IPERANCONANORD s.r.l., rivolta al comune di Camerata Picena (AN) e agli altri organi competenti, di ottenere le autorizzazioni necessarie alla costruzione di un Centro Commerciale di grande dimensioni localizzato presso l’area “ex-Mulino Americano” e in previsione della seconda seduta della Conferenza dei Servizi, convocata presso il Comune di Camerata Picena in data 27 novembre p.v., Legambiente Marche, unitamente ai Circoli Legambiente “Martin Pescatore” di Falconara Marittima e Legambiente “Azzaruolo” di Jesi, manifesta la propria preoccupazione per la realizzazione del megastore, che potrebbe arrecare un notevole danno al territorio e alla comunità.

Le ragioni della contrarietà alla realizzazione dell’opera sono:

RISCHIO IDROGEOLOGICO
Molti interrogativi sorgono, infatti, sugli effetti derivanti dalla impermeabilizzazione di una porzione così ampia di terreno che non assorbe più la pioggia e rischia, in caso di allerta meteo, di provocare inondazioni, soprattutto in questo caso di contiguità dell’insediamento alla sponda del fiume Esino, che storicamente in quel tratto, e in particolare sulla sponda che guarda Chiaravalle, si è caratterizzato come punto di esondazione.
I progettisti prevedono, a protezione dell’intera area dove verrebbe realizzato l’enorme manufatto, un innalzamento della stessa di 70 cm, ma nulla riguardo l’altra sponda del fiume dove è situata Chiaravalle. Ad ogni modo riteniamo che, visti gli effetti devastanti delle piene dei fiumi, sia assolutamente fuori luogo continuare a costruire nelle vicinanze delle sponde dei corsi d’acqua, errore commesso in passato che oggi non possiamo più permetterci.

INQUINAMENTO
Aumento del traffico locale e di tutta l’area limitrofa, con conseguente peggioramento della qualità dell’aria, la cui pericolosità per la salute è già a conoscenza di tutti, senza poi parlare della grave emergenza degli effetti del cambiamento climatico, che siamo costretti quotidianamente a fronteggiare.

CONSUMO DI SUOLO
Lo scorso settembre Legambiente, unitamente a tantissime altre associazioni italiane ed europee, ha concluso la raccolta firme di iniziativa popolare “Save the Soil” al fine di richiedere una direttiva europea contro il consumo di suolo. Sono state fatte alcune iniziative finalizzate anche su questo territorio, che hanno ottenuto molta attenzione da parte dei cittadini e raccolto centinaia di firme.
L’intervento in questione sarebbe disastroso in quanto impermeabilizzerebbe parecchi ettari di terreno, oggi invece area di campagna e con la presenza di ambiti naturalistici comunque di qualche pregio, causando, quindi, perdita di biodiversità, oltre agli effetti mitiganti sul micro clima che ha il terreno fertile e sulla qualità dell’aria medesima. Il contrasto del consumo e del degrado del suolo è un’emergenza per l’Europa, ma è una battaglia ancor più cruciale per il nostro Paese e la nostra Regione, dove maltempo ed eventi naturali intrecciano tragicamente i loro effetti con l’abusivismo edilizio e la cementificazione selvaggia ai danni di un territorio vulnerabile. Non sarà facile mettere in sicurezza le nostre città fino a quando fare rigenerazione urbana sarà più difficile e meno vantaggioso che occupare con nuove costruzioni, abusive o meno, il suolo libero.

EFFETTI SOCIO – ECONOMICI
Infine ci preme sottolineare, soprattutto al mondo della politica, che le strutture commerciali già esistenti nell’arco di pochi chilometri di distanza sono più che sufficienti per i bisogni dei cittadini delle nostre città.
A tal riguardo facciamo notare che ci sono altri due progetti commerciali/turistici e culturali in fase di realizzazione più o meno avanzata presso il territorio di Jesi e presso il territorio di Falconara M.; quest’ultimo riguarda la Montedison, che comporterebbe, da parte del proprietario dell’area, anche la realizzazione di una bonifica, che valutiamo positivamente.
È chiaro che gli esercizi commerciali dei centri limitrofi, già ampiamente in crisi, ne verrebbero ulteriormente danneggiati e assisteremmo alla chiusura di altri negozi, con danni che non sono solo economici, ma anche sociali, in quanto le nostre città diverranno sempre più deserte e percepite come dormitori. Gli investimenti dovrebbero concentrarsi nei nostri centri urbani, già profondamente piegati dalla crisi economica, che rappresentano i nodi geografici, economici e culturali dell’economia del nostro territorio, oltre che luoghi di incontro, relazione, scambi e di costruzione di identità, soprattutto per le nuove generazioni.