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Legambiente su terremoto, beni culturali e rinascita
2018-04-13 10:21:22

“Dopo le ultime scosse ancora lesioni, il patrimonio culturale resta un fronte aperto sulla gestione attuale e sulla fruibilità futura.”

Continuano le scosse e si continuano a rilevare danni al patrimonio culturale. Nonostante sia in ballo un pezzo fondamentale per il futuro economico, turistico e sociale di tutta la Regione, la messa in sicurezza delle opere, lo stato di conservazione e il futuro della loro fruibilità, per cittadini e turisti, resta ancora tutto da scoprire.

“Continuiamo a ritenere urgente un piano di messa in sicurezza, di gestione dei beni recuperati e una prospettiva per la loro fruibilità futura.– dichiara Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche – Crediamo che sia giunto il momento di pensare e ragionare, insieme alla comunità e a tutti i portatori di interesse, su quella che sarà la nuova geografia dei beni culturali in questa regione e di disegnare uno scenario di nuovi edifici e contenitori in cui mettere in mostra le opere, che già ora sono in condizione di essere esposte, che veda il coinvolgimento delle comunità locali. Ciò significherebbe dare una prospettiva forte e concreta per costruire piani di promozione turistica e punti di riferimento per la cittadinanza colpita.”

Questo è il commento di Legambiente, in prima linea dal 24 agosto 2016, a servizio e supporto delle autorità competenti, insieme ai tanti volontari del gruppo di protezione civile beni culturali che si sono adoperati per mettere in sicurezza il patrimonio artistico mobile colpito dallo sciame sismico.

“In questa emergenza il lavoro del nostro gruppo di volontari è stato un valore aggiunto straordinario per la comunità e per le Istituzioni. Un fiore all’occhiello per la Regione Marche, che può vantare il primo gruppo organizzato e formato per operare in emergenza, che nasce proprio in risposta al terremoto Marche e Umbria del 1997 – continua Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche - Sono stati centinaia i volontari formati che hanno prestato migliaia di ore di volontariato gratuito e ben qualificato, garantendo al patrimonio recuperato una maggiore cura e attenzione nella gestione dell’emergenza. L’azione di volontariato ha avuto anche un enorme valore sociale, dando un’opportunità concreta ai tanti cittadini generosi che si sono messi a disposizione della propria comunità per ripartire e guardare insieme alla ricostruzione. Nonostante questo, l’azione svolta dal mondo del volontariato è stata contrastata e bloccata per molti mesi, mentre le opere rimanevano sotto macerie e neve, e ad oggi continua a non essere considerata, nonostante la dichiarata disponibilità, benché il tema della rinascita delle comunità sia al centro di tante riflessioni e incontri, come quelli organizzati questo weekend a Macerata e Camerino. Il lavoro di questo gruppo di volontari è frutto del protocollo firmato tra Ministero dei Beni Culturali, Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, Regione Marche e Legambiente, un vanto per le amministrazioni locali ma che ad oggi, ad un anno dalla scadenza, non riesce ad essere rinnovato. Ci chiediamo quale sia l’idea di rinascita delle comunità delle nostre Istituzioni e il motivo per cui cittadini attivi e operosi, formati, consapevoli e pronti a dare risposte concrete in caso di emergenza, debbano vedere frustrata la loro capacità di azione, tra l’altro prevista e normata nella Convenzione di Faro, già effettiva in molti paesi europei ma che l’Italia è ancora in attesa di ratificare. Chiediamo, quindi, a tutte le Istituzioni competenti di tornare a credere in questo lavoro e di rimettere in piedi e ridare forza alle attività svolte dal gruppo di volontari. Salvaguardare il patrimonio culturale di una comunità per restituirlo ai cittadini, anche attraverso il loro coinvolgimento, rappresenta uno dei modi per garantire risorse per una futura rinascita del territorio e dello spirito della comunità marchigiana, come Legambiente ha proposto fin dalle prime settimane post-sisma. Solo in questo modo è possibile valorizzare il grande lavoro di volontariato maturato nelle Marche, esperienza virtuosa e precorritrice di buone pratiche, che ha visto, però, un indebolimento dell’azione in questa emergenza. Infine solo credendo e rianimando questo percorso è possibile diventare ambasciatori in tutto il Paese e negli altri territori di pratiche virtuose come quella che ha visto maturare la nostra comunità, trasformare una disgrazia in un’opportunità e tornare, quindi, a rendere le Marche un’eccellenza di partecipazione in emergenza”.