La transizione energetica nelle Marche dopo l’ennesimo stop della Regione sull’eolico nell’entroterra

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27 Marzo 2026

“La Regione Marche non indietreggi sugli obiettivi del PREC: senza i grandi impianti la transizione energetica resterà un miraggio facendo un favore agli speculatori del gas e del petrolio, in barba alla sostenibilità ambientale, all’economia dell’intero Paese, lasciando i territori e i paesaggi in balia dei cambiamenti climatici e imprese e famiglie degli alti costi energetici”.

Legambiente interviene sul tema transizione energetica dopo l’ennesimo stop della Regione Marche per l’impianto eolico di Gagliole.

“La Regione Marche ha accumulato un ritardo notevole nella produzione di energia elettrica, a partire da quella da fonti rinnovabili. Da diversi anni, la produzione di energia cresce lentamente attestandosi intornoal 34% di capacità di produzione. Significa che il restante 66% del fabbisogno energetico marchigiano va preso fuori Regione – dichiara Stefano Ciafani,Presidente di Legambiente– Altrove, significa rifornirsi principalmente di gas e petrolio estero. Fare una transizione energetica verso le fonti rinnovabili, che nelle Marche producono solo il 26,9% della domanda regionale, molto al di sotto della media nazionale, non è soltanto urgente dal punto di vista ambientale, ma anche una necessità economica impellente e le Marche sono in netto ritardo. Gli ultimi anni sono stati devastanti sul fronte economico. Da anni, siamo schiavi della speculazione delle lobby del gas, che alla prima crisi internazionale alzano i prezzi sulla pelle di imprese e famiglie. Definire speculativi i progetti di eolico nell’entroterra è ridicolo. Mentre facciamo le pulci a questi impianti la vera speculazione, a cura delle lobby del gas e del petrolio sta mettendo in ginocchio famiglie ed interi settori produttivi”.

L’associazione ricorda che la Regione Marche, lo scorso Luglio ha approvato il Piano Regionale Energia e Clima (PREC), che immagina un contributo di circa 100MW da parte dell’eolico nell’entroterra. Lo stesso PREC, evidenzia come servano i grandi impianti per raggiungere gli obiettivi energetici, sia di eolico che di fotovoltaico che di agrivoltaico. Nello specifico:

Obiettivo di potenza rinnovabile installabile al 2030: 2.346 MW

Contributi parziali:

– fotovoltaico in aree industriali, tetti: 178,1 MW

– fotovoltaico in aree industriali, a terra: 670 MW

– fotovoltaico in aree urbane, tetti: 373,9 MW

– agrivoltaico: 525 MW

– eolico a terra: 100 MW

– eolico a mare: 500 MW

TOTALE: 2347 MW

Questi obiettivi sembrano effettivamente raggiungibili, ma la tendenza, soprattutto se si persevera nel fermare i grandi impianti, rende il futuro incerto. Ad oggi, considerando le installazioni realizzate dal 2021 a febbraio 2026, le Marche hanno realizzato 623 MW, pari al 26,6% dell’obiettivo al 2030. Attualmente, la Regione Marche ha un andamento negativo rispetto agli obiettivi intermedi fissati a febbraio 2026 dal Decreto Aree Idonee, con un deficit di 98  MW di potenza. Stando alla media delle installazioni realizzate dal 2021 al 2025, pari a 115,6 MW annui, la Regione rischia di raggiungere il proprio obiettivo in 14,9anni, con ben 9,9 anni di ritardo.E considerando che il 2030 è vicino, e che l’eolico a mare richiederà molto tempo per essere realizzato, la Regione dovrebbe accelerare la realizzazione degli impianti, e non tentennare, rispettando gli obiettivi di produzione energetica che essa stessa ha definito nel Luglio del 2025.

“C’è una narrazione che vuole terrorizzare circa l’invasione di questi impianti, ma è una forzatura evidente e lo storico degli ultimi anni e gli ultimi dinieghi arrivati dalla Regione Marche, confermano che tra zero pale eoliche e 120 pale eoliche, la tendenza che stiamo seguendo è zero– afferma Marco Ciarulli presidente di Legambiente Marche –. Questo approccio demagogico è molto pericoloso, perchéoggi colpisce l’eolico, ma domani toccherà anche l’agrivoltaico, come già sta succedendo ai progetti di Falconara Marittima o di Chiaravalle, entrambi già oggetto di diverse contestazioni.Non solo, ma questa tendenza non tiene conto delle ricadute dirette che lo sviluppo delle rinnovabili può avere nella Regione. Infatti, sebbene il Paese sia in ritardo presto entrerà in vigore il prezzo zonale che determinerà il costo energetico elettrico per gli utenti finali in base proprio al mix produttivo. Ed è bene che la Regione Marche si faccia trovare pronta per dare risposta immediata e concreta a imprese e famiglie in termini di bollette.

L’associazione ribadisce che senza i grandi impianti la transizione resterà una chimera. In virtù delmeglio, del tutto teorico (il fotovoltaico solo sui tetti) si rinuncia ad un bene (i grandi impianti) favorendo nei fatti il peggio (gas, petrolio e carbone).Questa è la direzione tracciata se si prosegue in questa direzione. Legambiente sottolinea, che la stessa Regione ha già calcolato il contribuito delle aree industriali e dei tetti, che non possono essere l’unica soluzione per raggiungere il target 2,4 GW al 2030.

“Mentre ci preoccupiamo del consumo di suolo di una pala eolica, il ministro Picchetto Fratin valuta di riaprire le centrali a carbone e l’industria fossile continua la sua avanzata anche nelle Marche, con massicci investimenti (gasdotto snam nell’entroterra, impianti di stoccaggio GNL a Pesaro e Ascoli Piceno) – conclude Ciarulli -È qui che ci sta portando lo stallo sui grandi impianti. E questa traiettoria, la manterremo se non cambiamo atteggiamento sulle rinnovabili. Il paesaggio, non ce lo cancelleranno le pale eoliche, ma il cambiamento climatico. Basta ricordare che dal 2010 ad oggi la Regione è stata colpita da almeno 111 eventi climatici estremi, ovvero una media di quasi 7 eventi l’anno. Così come la biodiversità, la cui principale minaccia, è l’aumento delle temperature, non il rotore di una pala. Le chiacchere stanno a zero, le emissioni ancora NO”.